180 minuti alla gloria

Mi dicono che ho un difetto : amo la Fiorentina, ma amo anche il calcio, in maniera smodata. E questa passione mi porta a girovagare spesso per stadi che non sono il mio, di qualsiasi categoria. Quell’anno io, ventiduenne, e mio babbo decidemmo di fare un regalo a un nostro anziano cugino e lasciammo una Fiorentina ormai retrocessa a due giornate dalla fine per navigare verso un San Siro vestito a festa. Non era la prima volta che vedevo il Meazza, ma come tutte le precedenti un brivido mi percorse la schiena. Tanto più che si respirava un’aria a me inconsueta, un’aria di vittoria e di euforia, mentre io avevo una spada nel petto conficcata a forza dai vari Mancini, Cecchi Gori, Vakouftsis Georgios, Nuno Gomes, Pierini e compagnia bella. »» Continua a leggere »»


Vivere alla giornata, una in meno … e io ci prendo gusto!

E un altro giorno è andato, un altro fine settimana, altri 6300 battiti di cuore, 1080 respiri, qualche sigaretta di troppo, tutti raccolti in una partita. Se ne va indolore questa trentatreesima di campionato, tutto così era e tutto così è. Vivere alla giornata è l’imperativo del Cesare Viola, o sopravvivere, forse?! Doveva essere la giornata del vantaggio risicato, complici una Juventus con meno motivazioni, un Milan da rinascita preRonaldinho, una Samp in grande spolvero ed una Roma abbacchiata, a favore di un’ Udinese tonica e vigorosa.

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