Come Giano bifronte nell’antichità anche Prandelli potrebbe varare un centrocampo a rombo con due facce ben distinte. Una esterna che abbiamo visto all’opera a Lione ed una più spregiudicata che potremmo vedere in casa domani con il Bologna. Nel primo caso la disposizione vedrebbe i soliti tre di centrocampo affiancati da Kuzmanovic in versione incursore pronto a pressare il portatore di palla avversario e a ripartire in contropiede per la coppia Gila-Mutu. Nel secondo caso il vertice alto del rombo potrebbe essere rappresentato da Jojo Jovetic, decisamente meno incontrista ma più devastante potendo giocare fra le linee. »» Continua a leggere »»
Condividi
E’ facile fare parallelismi, mettiamo tutta l’erba in un fascio e via, tra due giorni si scorda tutto. La realtà è che giocare con un uomo a terra è la più subdola delle azioni che si possa mettere in pratica su un campo di calcio. Un momento, però. Un uomo a terra significa “un uomo, che sta male, a terra”. Anch’io ho giocato a calcio qualche kilo fa, non sono stato una cima, ma ho assaporato l’ebrezza della tensione, del sudore, dell’agonismo. Chi lo ha fatto può assicurare che quando un uomo è a terra per un problema serio tutti se ne accorgono. L’urlo di dolore è inconfondibile, si strozza in gola, ma soprattutto CHI ha procurao il danno ha ben chiaro il quadro della situazione, chiedere a Govou. Ci sono cose che accadono sul campo e che si percepiscono solo dal campo. Quando fu di Guana l’azione era a centrocampo, il giocatore lisciò clamorosamente un pallone su passaggio di un compagno, Mutu lo raccolse ed andò in porta, passarono 7 secondi dall’infortunio, presunto poi, al gol, e Guana era alle spalle, neanche il tempo di chiedersi come si era fatto male visto che nessuno l’aveva toccato. Chi è causa del suo mal, quindi, farebbe bene a piangere se stesso e non a lagnarsi in giro. »» Continua a leggere »»
Condividi