La frenata di Corvino e la calcolatrice rotta

In poco più di un’ora Pantaleo Corvino ha spiegato il mo­mento della Fiorentina e del pallone italiano e cosa serve a entrambi per restare competitivi. Metà ds e metà dg, è passato con disinvoltura dal mercato spicciolo alle leggi che governano il nostro calcio. Lo ha fatto con i suoi modi schiet­ti e le sue battute, incespicando un po’ su vocaboli meno usuali come «gentlemen agreement». Ma se la lingua sbat­te dove l’inglese duole, la visione e gli obiettivi restano chia­ri e fluidi: le clausole rescissorie sono quasi pronte. Prezzi fissati e chi vuole andar via, non ha che da dirlo e portare un club in grado di pagare. Addio concetto di bandiera: la Fiorentina vuole tenere i migliori, ma non a forza. Fin qui tutto bene. Meno bene quell’invito a guardarsi indietro anzi­chè avanti. E non perchè si pretenda dalla Fiorentina lo scu­detto, ma perchè è naturale impostare il lavoro per poter salire ancora. E qui veniamo a ciò che non ci torna.

Il budget – Avevamo finora capito (sbagliando?) che l’ammontare complessivo per il mercato di due stagioni era 50 milioni. Ieri abbiamo scoperto che in realtà era di 20 per lo scorso anno e 15 per questo: 35 milioni che Corvi­no avrebbe già consumato. Ora, tra entrate e uscite (set­tembre e gennaio) i nostri conti si fermano a meno di 25 milioni spesi. In teoria dunque ce ne dovrebbero essere an­cora circa 10. Di più: sempre facendo dei calcoli approssi­mativi le entrate stagionali viola (sponsor, diritti tv, mer­chandising, incassi stadio) ammontano a circa 80 milioni. Le uscite (monte ingaggi complessivo e costi di gestione, più 20-25 milioni per il mercato) pareggiano quella cifra. Alle entrate però bisogna aggiungere i 20 milioni della Champions… Questo per dire che la Fiorentina non dovreb­be aver chiuso i conti annuali in passivo e dunque dovreb­be permettersi il solito budget (diciamo20 milioni), senza contare l’eventuale ingresso in Champions.

Il centro sportivo – Il Direttore lo reclama ed ha ammes­so che puntare in passato su Incisa (dove ora si fa l’olio) fu un errore perchè «fuori mano». Se ne può discutere: la di­stanza c’è, ma anche Trigoria, Formello, Milanello e Interel­lo non sono al centro di Roma e Milano. Per il futuro si aspetta di sapere se si farà o meno lo stadio nuovo. Augu­riamo ai Della Valle di realizzarlo come da Progetto Citta­della. Ma speriamo anche che eventuali spazi ridotti rispet­to agli 80-90 ettari richiesti non facciano finire nel cestino tutto. Per un grande stadio e un grande centro sportivo che produca redditi basta anche la metà di quello spazio.

Andrea Di Caro – Il Corriere Fiorentino



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