I gobbi visti da vicino …

Scusate, ma non ci ho capito niente. Se ieri sera non avesse segnato il Gila giuro che mi sarei messo a piangere. La Juve mi sembrava una corrazzata, di quelle che fanno un gol e poi lasciano girare la palla. Noi eravamo spauriti, forse impressionati, secondo me, dalla differenza di valori e di intensità tra uno Slavia Praga prima esaltato dai giornali e poi sottomesso sprattutto sul piano del gioco, e una Juve forse troppo forte, troppo squadra. Sarà che la serata è iniziata male, perchè appena arrivato in ferrovia, dopo anni tra fiesole e maratona, scopro che si devono rispettare i posti, e il mio è un seggiolino a dieci metri dalla tribuna dal quale bisogna fare cucù tra due vetri per scorgere un pezzo di campo. Sarà che la fiesole è così lontana che non si sente, e i gobbi cantano in dieci, o quindici al massimo, cori da terza elementare (un solo grido un solo allarme …), ma gli va dato atto che fanno casino e un po’ ti brucia. Sarà che noi invece dopo il gol di Nedved un po’ ci afflosciamo, anche se quando lo stadio canta all’unisono “Viola alè” è roba da pelle d’oca. Sarà … ma a me cominciano a tremare le gambe, perchè tutto quello che ho sognato per un’estate stenta ad avverarsi, e io lo vorrei subito. Zauri si perde Nedved, Vargas non riesce a toccare una punizione a Donadel, Donadel non azzecca un passaggio, il Kuz non è in campo, Osvaldo … dov’è Osvaldo?! Poi suona il violino e la serata cambia di valore, una corsa pazza verso il fomaggino a momenti mi fa scoppiare il cuore e i gobbi visti da vicino alla fine non fanno più così paura. In campo sono undici come noi e non meglio di noi, e sugli spalti stano zitti adesso e non guardano nemmeno, non reagiscono. Poi da “Quelli che i’chiosco …” c’è la televisione e si sentono due commenti, di noi parlano bene, della Juve meno, dice che dopo il gol di Nedved hanno fatto un’azione d’attacco solo al 43′ del secondo tempo, che noi non abbiamo mollato. Si rivede il gol del Gila, che spettacolo, e si dice che Pazzini e Jovetic, soprattutto, hanno cambiato la partita, che Almiron ha fatto il suo, che Prandelli, insomma, ha ancora insegnato calcio. Monto in macchina e torno a casa, col Guetta e quelli del Pentasport che sono confusi come me. Credo che questa partita non abbia chiarito un gran che del nostro futuro, ma in fondo è meglio così, siamo abituati ad aspettare, anche fino all’88′ a volte, quando una serata può cambiare di botto e diventare, ancora, indimenticabile.

Alla prossima …



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