Grazie Rui, maestro di calcio..e di vita
Oggi lo sport più bello del mondo, probabilmente perde un dei suoi maggiori interpreti e uno di quei pochi giocatori che in viso hanno scritto la parola “calcio”: Manuel Rui Costa. Manuel è stato un calciatore che ha saputo unire a mirabolanti capacità tecniche, un’umanità unica e una sensibilità ancor più rara e struggente. Con il pallone tra i piedi sapeva fare quello che in pochi riescono a fare..Aveva tutto, era un calciatore completo che ti fa innamorare del calcio a guardarlo..Gli davi la palla e lui te la trasformava in una magia grazie alla sua bacchetta magica, anzi alle sue bacchette magiche, i suoi piedi fantastici. Visione di gioco, caparbietà, carattere, classe, dribbling, assist, estro, fantasia, tutti sinonimi che corrispondono al nome di Manuel Rui Costa.Rui nasce a Lisbona il 29 Marzo di 36 anni fa, nel quartiere “La Damaia” da babbo Vitor (ex attaccante dell’Estrela Amadora) e mamma Manuela; l’amore sconfinato per la nonna materna Ermelinda con cui è cresciuto. E poi c’è il suo Portogallo, di cui ama ogni singolo ciottolo. Eusebio lo scelse in una selezione all’interno del Benfica all’età di 10 anni. Da quel momento Rui Costa fece tutta la trafila nelle giovanili del Benfica fino al ‘90 dove andò in prestito per una stagione al Fafe in C. Uno dei trofei più importanti della sua carriera lo vince l’anno successivo, nel ‘91: è il mondiale Under 20 e Rui ne è uno dei protagonisti principali. Dal ‘91 al ‘94 si toglie diverse soddisfazioni con il suo Benfica tra le quali, quella di giocare in Champions League grazie ad Eriksson che lo fece esordire quasi all’improvviso a Wembley contro l’Arsenal; e la domenica seguente, in campionato, contro il Famalicao, Manuel segna il suo primo gol con il Benfica (prima squadra).
Così inizia la carriera di un calciatore che sfamerà tante bocche affamate di bel calcio.
Nel ‘94 Antognoni riesce a battere la concorrenza del Barcellona e a portarlo a Firenze, con la convinzione di aver preso un potenziale campione. Ed è lì che inizia un’emozione lunga sette anni che parte da quello stupendo gol il 23 Ottobre 1994 al Padova (in quei giorni nasceva anche il suo primo figlio Felipe), con un grandissimo esterno destro da fuori area e che ha il suo epilogo il 13 Luglio 2001 con l’addio allo stadio Franchi davanti a 8.000 persone dove l’emozione e la commozione si tagliavano a fette. Nel mezzo, due Coppa Italia, una Supercoppa Italiana, una semifinale di Coppa delle Coppe e una grandissima Champions League nel 1999/00. Ma di Rui ci ricordiamo tanto volentieri le sgroppate palla al piede con quei suoi capelli neri al vento, gli assist a Batistuta e compagnia, le reti siglate, le parole d’amore spese per Firenze, i cori fatti in suo onore e altre mile magiche cose che meritava questo magico calciatore. Un uomo che ha dato tanto alla nostra piazza e che ha ricevuto tanto. Un esempio di lealtà e di sportività inaudite: mai una reazione, mai gesti plateali, un ragazzo di una professionalità e una serenità innate. Non avendo vissuto l’epoca Antognoni e Baggio, posso dire che personalmente è Rui Costa il numero 10 della Fiorentina. Penso che purtroppo, o per fortuna, che nessuno mai potrà darmi altre emozioni di come mi ha potuto dare questo ragazzo portoghese. Che dire, mentre scende una lacrima..Grazie Rui Costa, maestro di calcio e di vita.
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Mitico Giamma,bello questo articolo!!!Beh che dire,hai detto quasi tutto te su un grande giocatore che ha fatto sognare noi viola e che ci ha deliziato con le sue giocate di immensa classe,comunque dietro ad un grande fuoriclasse quale è stato rui,si celava prima di tutto un grandissimo uomo,un signore in campo e fuori,insomma un personaggio corretto e amato da tutti…Rui sempre nel cuore…Ciao e forza viola
14 Maggio 2008 | #